HOME | SCRIVI A ANDREA LODATO | SEGUI @ANDREA LODATO SU TWITTER | SEGUI ANDREA LODATO SU FACEBOOK | LASICILIAWEB |
Dom, 21/05/2017 - 20:43
Un raggio di sole nel grande freddo
Un disco maledettamente lolliano. Straordinariamente e adorabilmente lolliano, come lo si attendeva. “Il grande freddo”, da quattro giorni in commercio, nato da cuori caldi, magari affranti, che hanno palpitato negli anni a lungo, sino a consumarsi. Ma ancora battono. Trionfalmente. Il cuore, partiamo dalla base, di chi ha offerto il proprio contributo al crowfunding con cui è stata sostenuta la produzione del disco. E, quasi sempre, si tratta di felici, consapevoli ed eterne vittime della poesia e del pensiero di Claudio Lolli. Poi il cuore dei musicisti, che hanno lavorato al progetto, realizzando un disco che è un punto altissimo di maturazione per un progetto autenticamente discografico stavolta e non come fu per Gli zingari felici (quaranta anni fa), quello che Danilo Tomasetta spiega essere stata «una suite live da portare nelle piazze e nei locali». Questo è, prima di tutto, un disco. Il cuore, allora, e i sassofoni che creano suggestioni e scatenano emozioni di Danilo, il basso di Felice Del Gaudio, batteria e percussioni di Lele Veronesi, il piano di Pasquale Morgante, il sax soprano di Nicola Alesini e quello di Alberto Pietropoli, la chitarra di Paolo Capodacqua e quella acustica di Giorgio Cordini. E, poi, il cuore di Roberto Soldati, chitarra e anima del progetto, trascinante, appassionato, coinvolto e coinvolgente. Ma il cuore più grande che sta dentro questo disco è quello dai battiti più complessi, forse puntualmente irregolari. E’ il cuore di chi regala sospiri che evocano rimpianti, che ci scrutano dentro. E’ il cuore di chi racconta ancora grandi amori e, forse, quelli “sprecati negli autobus tra gente che potrebbe volersi bene” (Il grande freddo), somigliano a quell’amore a lungo cercato “dietro i vetri gialli e sporchi di una stanza” (1972, Aspettando Godot, primo album di Lolli). Il cuore più grande è il suo, è quello di Claudio, che non si è risparmiato, che ha faticato, che ha scritto, cantato e recitato. E che torna ad insinuarsi nelle nostre vite come quella «meravigliosa ragazza inghirlandata di fiocchi di neve che vendeva mazzolini di fiori. Tutti ne comprammo uno. “Il grande freddo” era nato». Ed è, diciamo, un album a tratti spericolato per essere percorso senza rischi dalle nostre coscienze, come una curva parabolica in una “fotografia sportiva”, o come il percorso di guerra, di liberazione e di morte del partigiano Giovanni o come chi è “il solo che parla in un cinema muto”. Oppure come un raggio di sole, spuntato dopo tanto tempo, che rende più sopportabili i rimpianti, più vero il presente e, persino, possibile anche un futuro. Magari un futuro in cui “son sicuro che alla stazione passerà la rivoluzione con un treno già tutto pieno di amici miei ma il fatto è che io non sogno più e dovrei”.

Aggiungi un commento