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Sab, 01/09/2018 - 08:06
Un orizzonte un po' più rosso
Sondaggi, prendere con le molle. Però a qualcosa serviranno, no? Magari a capire in questi mesi caldi e feroci d’estate, agli italiani che cosa passi per la testa. Uno di questi sondaggi, Swg per La7, avverte: Salvini vola e M5S annaspa inseguendo l’alleato che fa tutto da sé. Ovvio. E verso sinistra? Il Pd non accenna a riprendersi, non è cosa. E a sinistra, ancora un po’ più in là? Sorpasso, nientemeno che. Potere al Popolo, cioè il partito nato l’altro ieri per la spinta e l’entusiasmo di giovani comunisti, supera Leu, il partito che ha raccolto ex presidenti del Consiglio, ex ministri, ex segretari del Pd, ex presidenti di Camera e Senato, ex sindacalisti. 2,5% Pap, 2,4% Leu. Per il momento, diciamo, e per chi crede a ‘sti sondaggi. Loro, i ragazzi di Potere al Popolo, più che dare credito ai sondaggi, spiegano, continuano a stare dov’erano prima, cioè nelle strade, nei quartieri, nelle scuole, tra la gente. Se arrivano segnali positivi, beh arrivano da lì, direttamente. Ma cosa c’è dietro, e soprattutto cosa c’è dentro, questo dato di Potere al Popolo? Pierpaolo Montalto, storico esponente della sinistra catanese, lo spiega così parlando della nascita di Pap a Catania: «Ogni idea politica ha bisogno di rigenerarsi per vivere pienamente il suo tempo e questa comunità di giovani con la sua militanza quotidiana, con il suo impegno nei luoghi di studio, con le sue azioni mi ha subito riportato a quelle che erano state le mie idee, il mio bagaglio di valori, il mio patrimonio di programmi per tutta la vita E mi ha naturalmente entusiasmato. Ma questa è, appunto, la rigenerazione, è il coraggio di dire, come ha detto la portavoce nazionale di Pap, Viola Carofalo, che lei e loro sono “comunisti”. Da qui parte il ragionamento politico, quello che, come vedremo, porta direttamente in rotta di collisione Potere al Popolo con i partiti di sinistra che stanno alla sua destra. «Oggi la sinistra - dice Montalto - è di fatto scomparsa e credo che la prima necessità, nella rigenerazione, fosse quella di mettere in campo forze che non avessero addosso il peso di errori e fallimenti del passato. Questi ragazzi, e molti di noi, ci siamo trovati di fronte per troppo tempo a chi professava alcuni valori che venivano, però, sistematica smentiti da azioni di governo di senso contrario, sino a far perdere qualunque efficacia. Ecco perché serviva una nuova generazione, assolutamente incolpevole, l’unica capace di potere essere credibile anche con tanta gente che nei territorio ha subito il peso delle scelte dei dirigenti». Il nodo è chiaro, l’accusa che da Potere al Popolo piomba indistintamente sul panorama politico, di destra e di centrosinistra, si sintetizza così: «Sono i dogmi del neoliberismo, quelli legati al lavoro che deve essere precari e flessibile, i servizi che devono essere privatizzati, le grosse industrie che devono esternalizzare, che hanno prodotto i danni che oggi paga il popolo. E questi dogmi appartengono a tutte le forze politiche. Loro, centrodestra e centrosinistra, la partita se la giocano su questo campo. Noi no. Basta. Quella che serve è un’idea alternativa di società. Il centrosinistra è stato un fallimento. E ora è chiaro che si vuol parlare di nuovo di sinistra unita perché ci sarebbe un nemico comune. Idea sbagliata, fallita con Berlusconi e destinata a fallire ora». Per capire chi e come stia provando a “fare il sì dov’era il no”, bisogna ascoltare la storia di Damiano. Damiano Cucè, oggi portavoce a Catania di Potere al Popolo. Ieri studente, manco tanto politicizzato. «Quasi per niente, anzi. All’Itis Archimede, dove andavo a scuola, con alcuni compagni creammo il gruppo Liberi Pensieri Studenteschi. Nessun collegamento con partiti o movimenti politici, anzi una certa distanza. Poi da quel progetto è nato qualcosa di diverso, di più». Sorprendente Damiano, che confessa: «Vedevamo le cose che non funzionavano intorno a noi, nella scuola, nei quartieri, nel lavoro. E abbiamo pensato che dovevamo fare qualcosa per cambiare il mondo». Eccolo il sogno, ecco, però, anche il si può fare. «Accanto alla scuola c’era uno spazio aperto con qualche panchina e un po’ di verde. Lì è nata la Comunità Resistente Piazzetta. E da lì le iniziative, le assemblee, il portare indumenti a chi viveva sotto i portici di corso Sicilia, stare e aiutare chi soffriva». E arriva il gennaio del 2017. «Andiamo a Napoli a incontrare i compagni dell’ex Opg occupato Je so’ pazzo. Si parla di mondo del lavoro, di diritti, di controllo popolare, di immigrazione. Tutte cose che sentiamo dentro. Il percorso è segnato, nasce Potere al Popolo e ci siamo anche noi, anche se all’inizio avevamo qualche remora. Ma l’abbiamo fatto, perché con un soggetto come Potere al Popolo hai maggiori opportunità di parlare, farti sentire, batterti e farlo sapere». Oggi è Potere a Popolo, con il passo successivo che è stato occupare-recuperare uno spazio alla pescheria per dare vita al Cpo Colapesce. Ed è quel Potere al Popolo che al Pd non piace granché, anzi per nulla, anche perché i Dem a Catania si sono ritrovati sbattuti fuori dalla manifestazione per i migranti sequestrati sulla Diciotti. Perché? «Perché? Perché noi per la nostra storia non possiamo minimamente accettare che sul terreno dell’antirazzismo e dell’antifascismo stia accanto a noi chi ha dato politicamente la botta finale a scelte sciagurate sul lavoro, sulla scuola, sull’immigrazione. Non dimentichiamo le scelte del ministro Minniti, no di certo. Non daremo a nessuno la possibilità di rifarsi accanto a noi una verginità politica. Unità della sinistra non è cosa che ci interessa». Alice Di Vita al Cpo Colapesce si occupa di sportello immigrati, mentre altri curano gli sportelli del lavoro, della scuola, degli altri servizi che tanti abitanti del quartiere vanno a rivendicare. «A Potere al Popolo - racconta Alice - mi sono avvicinata quando ho cominciato a sentire che la politica mi appassionava, perché serviva ad affrontare i problemi che avevamo noi e che avevano tanti altri intorno a noi. Ho incontrato questi ragazzi, ho capito che quel che facevano corrispondeva a ciò che volevo fare io per essere utile, per fare qualcosa per chi era in difficoltà. E sono entrata nel gruppo. Era l’11 settembre del 2016. Non so se ricordate, la Festa dell’Unità a Catania. Giusto, giusto, quella festa dell’Unità, a Catania. Renzi e tutto il resto».

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