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Gio, 13/09/2018 - 12:25
Studenti in fuga dalla scuola "inutile"
Una scuola giudicata perfettamente inutile. Ed è un peccato. Perché è una scuola fatta ancora, nella maggior parte dei casi, da dirigenti, docenti e personale Ata che amano quell’edificio, quei corridoi, quelle classi, l’aula magna e migliaia di respiri giovanili. Donne e uomini che vivono là dentro la loro esistenza e che mettono le loro conoscenze, gli studi, le competenze e la pazienza a disposizione delle generazioni che dovrebbero gestire il futuro. Il problema è che questa scuola non riesce più a farsi amare proprio dagli studenti, che non la amano e non la temono. Nulla. Una generazione delusa ci entra e aspetta soltanto di venirne fuori, credendo di sapere già, in fondo, come finirà. Ci saranno, dopo questi anni sui banchi, opportunità per chi vive in un tessuto sociale privilegiato, per chi è partito con un fecondo retroterra culturale, per chi avrà risorse, tempi e chance per andare all’Università, e da lì a master, specializzazioni, folgoranti carriere. Per molti altri, la maggioranza, il pezzo di carta sarà quel che è, un pezzo di carta. E’ sempre stato così, ma oggi è peggio. La scuola è stata storicamente il luogo che ha attivato l’ascensore sociale, la possibilità di riscatto delle classi che si sono dovute conquistare spazi e diritti faticando, spaccandosi la schiena sulla terra con la vanga, in fabbrica alla catena di montaggio, su una scrivania con libri e matite. Altri tempi. Oggi quell’ascensore non sale, non è fermo. Scende. In alcuni casi precipita, trascinando nel burrone anche quelle famiglie che pensavano di essersi costruite una modesta solidità, una qualche certezza. Frutto, anche, di anni di studi sui libri, di ore investite nelle aule di scuole che erano luoghi di speranza. Oggi a credere nella scuola sono rimasti i fortunati, quelli che una strada ce l’hanno già ben segnata, e, male che vada, qualcosa papà s’inventa. Gli altri sono quelli che, in troppi, troppi casi, da quelle aule fuggono perché non vedono nessun domani, nessuno sbocco occupazionale. E si sentono traditi e credono di perdere soltanto tempo. Ma non è colpa della scuola, non di dirigenti, docenti e personale Ata che, nonostante tutto, continuano ad amare quelle aule, quei corridoi, le Lim che non ci sono e i registi elettronici che non si aprono. No, i ragazzi non fuggono dalla scuola, fuggono dal sistema marcio che la politica ha costruito e che rende vano l’eroico coraggio di chi la scuola continua a farla. Eroi, perché hanno di fronte una generazione delusa e rassegnata, che ha soltanto voglia di fuggire. Intanto dalla scuola resa “inutile” da lor signori. E il resto viene da sé.

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