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Ven, 12/05/2017 - 10:43
Non essere cattivo (ma ci vogliono così)
Siamo diventati cattivi, un po’ carogne. Pieni di paure, di diffidenze, di livori e odi serpeggianti. Alla ricerca di nemici, veri e presunti, su cui sfogare problemi, disagi, frustrazioni. I tempi che viviamo ci hanno incattivito. Della vicenda del divieto a giocare al calcio in piazza imposto dal sindaco di Aci Castello, al di là del fatto in sé, del provvedimento che a noi pare francamente esagerato e al sindaco no, resta una considerazione che è quasi parallela, dunque che c’entra e non c’entra con il divieto di calcio: è la cattiveria di certi commenti, il tono di certi giudizi, la prospettiva di alcune posizioni. Che, appunto, in questo caso usano come occasione il no al calcio in piazza, la reazione dei disobbedienti civili, il commento del giornalista, le repliche del sindaco. Dentro cosa c’è? Dentro c’è riuscire ad elevare a nemici giurati e pericolosi ragazzini che giocano al calcio. Dentro c’è questi ragazzini vengono etichettati come piccoli delinquenti, e i loro difensori elevati al ruolo di fiancheggiatori. Una pallonata trasformata in cannonata, un gruppetto riunito è un assembramento pericoloso. Ecco, la storia di Aci Castello va molto al di là dell’ordinanza del sindaco, discutibile, ma coerente con una linea di pensiero. Ci scaraventa in un mondo incattivito. Che ha paura di tutto e di tutti, che usa il social come sfogatoio, che minaccia, che insulta, che attacca allo stesso modo i poteri forti e quelli deboli, i responsabili dei disagi e i disagiati, i ricchi e i poveri. Insomma tutti coloro che generano fastidi, a qualunque livello. Siamo diventati cattivi, un po’ carogne, figli di una società che ha dimenticato i valori, che ha abdicato dal suo ruolo protettivo e aggregante di comunità, per diventare divisiva, acida, violenta. L’ultima folle questione, quella della legittima difesa, non fa che confermarlo, ricordandoci che la responsabilità di questa follia collettiva sta a monte, nel potere decisionale ormai incapace di decidere perchè ha un po' paura di essere massacrato dall’opinione pubblica. Sì, ma su Facebook. Social che ci dà il senso di avere consumato la nostra vendetta, mentre tutto il mondo continuano a farcelo girare intorno, rovesciandocelo addosso, scatenandoci gli uni contro gli altri. In campo neutro. Dove non c’è vincitore e vinto, ma una società che ha perduto la coscienza e un po' di umanità. n.b Non essere cattivo, cit. dal film di Claudio Caligari, un invito rivolto a chi davvero, ma davvero, avrebbe tanti diritti ad essere cattivo e non lo fa né per sport, né per darsi un tono. Ma per sopravvivere.

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