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Mar, 27/06/2017 - 12:56
Morire di strade-killer e incoscienza
Disgrazie. Fatalità. Pessima manutenzione, qualche volta anche nessuna. Poche tecnologie applicate per la sicurezza. E, soprattutto, enormi ritardi nella realizzazione di nuove strade, più sicure, possibilmente, prima che più veloci. Mentre altre tre famiglie straziate piangono le loro vittime della strada, si accavallano le solite riflessioni, le consuete analisi, le accuse, la rabbia per strade che sono davvero maledette, per ogni chilometro decine di altarini, fiori, foto ingiallite dal tempo e dagli scarichi delle auto. Tutto giusto, tutto vero, indignazione sacrosanta, tanto più se si pensa al fatto che le strade sono in pessimo stato, fatte male (la Siracusa-Gela con quei caselli di Cassibile è un orrore), e gli appalti fermi da decenni, come quello della nuova Ragusa-Catania, arrivata alla conferenza dei servizi decisiva dove si è scoperto che ci sono “altri problemi da risolvere”. Ma dietro la politica che vergognosamente ci fa viaggiare su queste mulattiere, ci siamo anche noi. Incoscienti, incuranti della nostra incolumità, di quella di chi viaggia con noi, di quella di chi ci incrocia. Viaggiamo sfidando il destino, ogni giorno. Parlando al telefono, componendo numeri, rispondendo a messaggi, scrivendone, mentre guardiamo lo schermo e ignoriamo la strada. E la segnaletica stradale è ridotta a fatto ornamentale: striscia unica? Striscia discontinua? Divieto di sorpasso? E i limiti di velocità? Forse sarebbe il caso che queste stragi provocassero in noi anche sotto questo aspetto un sussulto civile. E forse anche una rivoluzione nel codice della strada: via la patente a chi usa l’automobile come un’arma impropria. Per sempre.

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