LA POLITICA LITIGA, LA REGIONE FALLISCE
E’ proprio vero, mentre noi discutiamo (noi e altri) il destino della Sicilia si compie da solo, cioè senza possibilità che qualcuno possa salvare il salvabile e da lì ripartire. La politica fa il suo corso, seguendo le tortuosette strade degli accordi impossibili, dei possibilismi che partono da una parte e possono arrivare esattamente all’opposto. Equilibrismi per cercare di tenere in piedi un governo, ma con un problema serio: le casse della Regione sono vuote, non c’è più un euro, tra poco, dicono solerti funzionari e dirigenti, a parte i loro stipendi, sarà un problema garantire il pagamento degli altri e delle spese correnti. L’85% del bilancio, del resto, è destinato al personale nello stipendificio chiamato Regione. Il governo Lombardo aspetta ancora i famosi fondi Fas, 5 miliardi di euro assegnati, con netto ritardo, il 31 luglio del 2009 dal Cipe, ma da allora Tremonti non ha mai firmato il passaggio alla Regione. Che aspettando il cash dal 2011, ha cominciato ad impegnare quelle somme, per tutto, dal credito di imposta, al sostegno a scuola, precari, cantieri, forestali e affini. Soldi che prima o poi la Regione dovrebbe uscire. Arriveranno mai i Fas? No, è la risposta di molti, perchè Berlusconi non ha nessuna intenzione di mettere quei soldi nelle mani di Lombardo che non si sa se sta con lui o sta con il Pd. Insomma perchè dovrebbe il Cavaliere fidarsi di Lombardo che prepara un governo con il nemico? Ma quei soldi sono della Sicilia, può obiettare qualcuno. Vero, infatti il piano del governo nazionale è quello di tenerseli ben stretti e fare una cassa comune per sostenere il Piano straordinario per il Sud. Cento miliardi per lo sviluppo. Cosa che fa sorridere amaramente, primo perchè Berlusconi continua a promettere interventi straordinari sempre facendo girare gli stessi fondi europei (un po’ come le vacche di Mussolini…) poi perchè siamo sempre alla cabina di regia centralistica che esautora le Regioni nell’Italia che parla di federalismo.
La storia è questa, Regione vicina al fallimento, totale rotta di collisione Lombardo-Berlusconi, confusione sotto il cielo delle intese prossime venture. Che farà Lombardo, con chi starà e contro di chi? E il Pd? E l’Udc? L’unica grande novità arriva dal Pdl: Gianfranco Miccichè ha letto sul suo Blog che auspica il ricompattamento della maggioranza del 2008, lealisti alfaniani, schifaniani, firrarelliani e castiglioniani compresi. Si è un po’ stupito, ma non troppo. E ha risposto al suo Blog (http://www.gianfrancomicciche.net/2010/08/30/redazionale/) che, ha detto, gli fa brutti scherzi certe volte, stupendolo con post ad effetti speciali. Questo ha letto, questo ha scritto, smentendo senza smentire. Che sia stato un post d’essai?
TORNEREI A CATANIA SUBITO, ANZI NO… di DOCCO
Manco da Catania da tre anni e sono andato via principalmente perchè non ne potevo più di tutto questo. Del menefreghismo, del clientelismo, della superficialità e della rassegnazione catanese.
Non rinnegherò mai i miei natali nè il mio essere figlio dell’Etna ma oggi, al profondo nord, in mezzo ai leghisti, sto bene, vivo in mezzo alla civiltà, mi scandalizzo per una buca sull’asfalto e nessuno mi prende per isterico, scrivo al sindaco per un cassonetto ormai vecchio ed il giorno dopo lo trovo nuovo. Chi butta una cartaccia a terra, qui, viene inseguito e redarguito. Chi urla, chi cammina sulle aiuole, chi posteggia in doppia fila è lui che è guardato come un malato, non chi lo richiama, non chi rispetta le regole.
Qui se un impiegato del comune non sa dirti dove fare un documento è uno scandalo. Qui se fai un reclamo, lo leggono veramente. Qui anche il venditore ambulante ti fa lo scontrino.
Se ci sono i disonesti anche nel profondo nord? Ma certo! E tanti…ma sono personaggi negativi, finiscono sul giornale, sono delinquenti, non come a Catania, dove diventano quasi degli eroi.
Ora sto bene. Benissimo.
E come me stanno bene tanti altri catanesi che qui hanno trovato lavoro, benessere e civiltà.
Ci riuniamo spesso, da buoni terroni i catanesi si ritrovano dovunque, tutti diciamo “tornerei a Catania anche subito…” poi ci ripensiamo e ci guardiamo negli occhi….”forse no, meglio di no, meglio qui…a Catania facciamo solo le vacanze”.
E come disse qualcun altro Catania è come una prostituta bellissima, ne sei innamorato, non riesci a dimenticarla, vorresti passare un’altra notte con lei…ma è una donna di strada, nessun futuro, nessuna possibilità, morirà sola, meglio trovare una brava donna per farti una famiglia.
Non so se Catania avrà futuro, io ci ho rinunciato dopo averci provato per dieci anni, non cambiano quelli, i disonesti ed i maleducati sguazzano nel fango con piacere perchè dovrebbero cambiare?
Ma glielo auguro, almeno per chi, un giorno rappresenterà la nuova generazione di catanesi, visto che questa è ormai, irrimediabilmente, perduta.
Un saluto a tutti i catanesi onesti ed educati da un catanese in veneto.
nella foto raccolta differenziata a Verona, leader in Italia…
ORGOGLIO TERRONE E PIPI’ NELLA DOCCIA
Leggo i commenti che si inseguono, si superano, si sovrappongono, si contraddicono sul blog e, ovviamente, vedo che, come sempre, diventano spesso opinioni interessanti, punti di vista, la difesa dell’orgoglio siciliano, oppure la rassegnazione, la stanchezza, la delusione. Devo dire, con molta onestà, che la storia della discarica pesa tutta sulle spalle dei siciliani incivili, non solo qui non c’entrano amministrazioni distratte o servizi fantasma, ma dirò che da qualche giorno quella discarica è stata di nuovo ripulita ed è tornata come quando la Provincia di Siracusa aveva concluso l’operazione sulle discariche a cielo aperto. Difendo la Sicilia, i siciliani, mi difendo, scrivo e riscrivo, come molti anche qui, che abbiamo una classe politica indegna di rappresentarci, che anche in questi mesi a Roma come a Palermo stanno giocando sul nostro presente e il nostro futuro. Un presente grigio e un futuro inimmaginabile, triste, da sconfitti. Ma mi incazzo di più, ripeto, quando vedo che siamo noi a sputtanarci, ad essere persino peggiori di pessimi politicanti, gente impegnata soltanto a spartirsi posti, a immaginare come sopravvivere ad un’altra crisi che essi stessi hano partorito. Forse durante l’anno lavorativo stando tra questi politici, per motivi professionali cresce in me l’indignazione per come hanno ridotto la Sicilia e le nostre città, in queste settimane stando un po’ in vacanza tra la gente sono nauseato dall’inciviltà, invece. Storiella di ieri in una spiaggia incantevole di Fontane Bianche che vedete nella foto. Anche se c’è crisi spiaggia affollata di un bel po’ di turisti, molti settentrionali, che portano anche qualche euro, che non guasta. Famigliola siciliana alla ribalta, una bambina dice alla mamma: mamma, mamma, devo fare la pipì. E la signora: falla nella doccia, dai… Obiezione sussurrata civilmente alla mamma: signora, guardi che lì molti fanno la doccia anche senza scarpe, insomma forse non sarebbe il caso… E allora, domanda, dove la deve fare? Dove? Mah, diciamo in un bagno, oppure se proprio non ne conosce l’uso, diciamo a mare, va… Ecco, a mare, va bene. Vai a mare, falla a mare, su, come dice la signora. E con la bimba parte anche il fratellino, anche lui a far pipì in acqua. Storiella vera, terribilmente banale e vera, storia di rinuncia ad essere semplicemente educati. Orgoglio terrone…
p.s. possiblile che qualcuno dica che anche i bimbi del Nord-Est e del Nord-Ovest fanno pipì nelle docce, ma questo non ci consola di sicuro. Fu quando i romani cominciarono ad assumere usi e costumi barbari che partì la fine dell’impero che già degradava per colpa di politici avidi e burocrati corrotti. Ma è storia di ieri, di oggi o di domani???
QUESTA E’ LA SICILIA DELLO SCHIFO…
(riprese Giancarlo Vizzini)
MA COS’E’ LA DESTRA E DOV’E’ LA SINISTRA…
Quel che mi fa ritirare fuori il tormentone di Giorgio Gaber non è la confusione che regna sotto questo cielo della politica italiana-siciliana, non il trasversalismo sospetto che unisce chi era diviso sino a ieri da ideologie, principi di etica e di morale, quanto le considerazioni che leggo sul blog. Perchè su un punto c’è un’intesa totale: sarebbe l’ora dell’indignazione, totale, contro tutti e tutto. Kimera rincara la dose e sostiene che se la stampa locale denunciasse un po’ di più, o un po’ chissà, se ricordasse ai cittadini di che pasta sono fatti i nostri partiti, i nostri politici, le strne alleanze che circolano, questi benedetti cittadini, forse, si incazzerebbero un po’. Può essere, ma non è mica detto, perchè al di là delle trasmissioni che hanno fatto vedere quel che accade quando si va a caccia di consensi, e i pacchi di pasta sono il minimo, qui c’è un problema più serio, secondo me: anche sulla questione morale viene da chiedersi che cosa è la destra e che cosa è la sinistra, ovvero che cosa fa una parte e che cosa fa l’altra. La verità su questo dibattito sulla sinistra è che chiunque fa fatica a ipotizzare che possa esserci una sola grande sinistra che batta Berlusconi, perchè ci sono troppi pezzi del centrosinisra che stanno cercando e hanno trovato un punto di riemersione. E sentono un vago ma chiari odorino di micropotere. Gente che vuol contare, fosse pure pr un posticino da affidare ad un capo di gabinetto o un vice direttore generale. Guardare il caso Sicilia e cercare di capire che cosa accadrà in Italia. Lombardo è pronto a varare il governo Mpa-Udc (pezzi)-Api-Pdlsicilia (pezzi)-Pd (pezzi). Rivoluzione, dunque, e solco sul quale potrebbe muoversi un futuro governo nazionale, dove Bersani pur di abbattere Berlusconi anzichè fare un grande Pd, è disposto a regalare un’altra quota dei suoi voti a Di Pietro leader dell’opposizione, stringendo un patto quale che sia con Fini e Casini, con Rutelli e Confindustria. E poi? Altre macerie. Non c’è spazio per l’indignazione, la gente sembra come incantata da questo spettacolo poco degno per un paese civile e democratico. Forse non c’è più la destra e non c’è più la sinistra e tutti gli accordi vanno bene. Perchè no, magari è pure così. Ma ditemi se, per lo meno, c’è un uomo nuovo a destra, oppure a sinistra… E noi parliamo di scuola, legalità, fisco, pensioni, vivibilità delle nostre città. Tempo perso, i giochi si fanno su altri argomenti.
IN SICILIA UN PD TROPPO TIMIDO di Giovanni Barbagallo
Beh, vedo che il Lodo-Lodato sta dando qualche frutto. Grazie a tutti. Grazie a Orazio Licandro che, ancora una volta, ha aperto il dibattito (dopo il post di Leone Tassi e alcune intelligenti provocazioni). Orazio mi ha promesso che, a parte i suoi interventi sempre graditissimi perchè utili, tornerà con un suo post nei prossimi giorni. Io sono in ferie, ma il Blog mi appassiona, lui è in vacanza e lo appassiona la politica, chi sta peggio non lo so…:)
Intanto ospitiamo un intervento del deputato regionale del Pd, Giovanni Barbagallo, che parla del governo Lombardo e, naturalmente, del ruolo del Pd. Lo ritengo importante perchè mi piacerebbe capire che razza di Pd si sta incarnando in questo momento in Sicilia a margine del governo regionale, dentro il governo Lombardo o contro. Perchè questo è un nodo centrale, per le alleanze di oggi e di domani, a Palermo e a Catania. E, forse, anche a Roma.

L’On. Raffaele Lombardo dedica troppo tempo all’MPA. La Sicilia ha bisogno di un presidente della Regione a tempo pieno. Non si può tollerare, ad esempio, che, a distanza di due anni, non siano stati ancora firmati i contratti dei direttori generali. La nostra terra vive una stagione difficilissima, la crisi sociale aumenta e le politiche per rilanciare lo sviluppo non esistono, ma nessuno contesta! Non capisco perché il PD è così timido nel contrapporsi a provvedimenti del governo Lombardo negativi per la nostra terra. L’opposizione dovrebbe denunciare i ritardi e incalzare il governo con una proposta politica alternativa. Un’opposizione unita e forte potrebbe lavorare a costruire un modello culturalmente alternativo a quello del Presidente Lombardo, il quale non disdegna nessuna alleanza, accoglie tutti e aumenta il suo potere. Nessun politico in Sicilia ha avuto la capacità di ottenere più posti di sottogoverno di quanti ne abbia ottenuto Lombardo per i rappresentanti del MPA. Lombardo è sempre pronto a praticare la politica dei due forni. A Roma sta con Berlusconi, a Palermo fa accordi col PD. Queste macroscopiche contraddizioni non vengono percepite, oppure fa comodo non percepirle. E intanto passa il messaggio che almeno Lombardo prova a difendere la Sicilia (anche quando realmente non lo fa o non ci riesce). Occorre recuperare il senso più autentico del fare politica. Mancano i grandi disegni, e le mediazioni, purtroppo, si fanno ad un livello sempre più basso.
La forza del Presidente Lombardo sta nella meticolosa organizzazione del consenso. In Sicilia anche una parziale riduzione della precarietà e della disoccupazione consente di ottenere voti e di diventare uomini politici di successo. La gestione dei bisogni è, purtroppo, determinante. Lombardo è perfettamente inserito in questo contesto. Sul piano politico ha fatto accordi perfino con Bossi e con la destra di Storace. Oggi sta con chi governa, domani si vedrà.. Lombardo è bipartisan da sempre, sta con chi comanda, ma si lascia spazi di mediazione con l’opposizione. Il PD in Sicilia deve mettere al centro della propria battaglia politica l’eliminazione degli sprechi e la riduzione dei costi della politica. Il silenzio del mio partito, ad esempio, sulla proposta di riduzione dei deputati regionali è inspiegabile, anche perché il PD nazionale ha fatto la stessa proposta per la Camera e il Senato. Continuare a dare credito al governo Lombardo che ha nominato dirigenti esterni senza i requisiti previsti dalla legge e continua a nominare consulenti è un gravissimo errore politico. Se Lombardo pensa di sostituire i dirigenti degli altri con i suoi amici senza un progetto di sviluppo chiaro, non possiamo accettare nessuna collaborazione sulla riforma. L’azione riformista va condotta con il massimo rigore e trasparenza. Sulle nomine di dirigenti esterni all’amministrazione regionale ma anche sui consulenti e sulla composizione uffici di gabinetto la mia valutazione è assolutamente negativa.
GIOVANNI BARBAGALLO
LA SINISTRA RIPARTA DAL SAPERE di Orazio Licandro
Dopo l’intervento di Leone Tassi, Orazio Licandro, responsabile organizzativo del Pdci, offre il suo contributo al dibattito che abbiamo aperto, anche partendo proprio dalle sue analisi. Lo ringrazio e vediamo se nel nostro piccolo possiamo offrire un contributo che stia tra la questione nazionale e quella locale. Quanto alla lunghezza degli interventi, sollecitata da Tucci, ognuno finisce con il calibrare secondo il proprio modo di scrivere e di analisi. Lascio a chi interviene la misura che ritiene giusta e fruibile.

Finalmente si stacca! Lezioni concluse, esami finiti, lauree pure. Robusto rifornimento di libri, computer (immancabile) e via in vacanza. Si stacca anche la spina della politica? No. Difficile, quasi impossibile. Perché la politica è l’aria che respiriamo, è l’acqua che beviamo, e oggi si sa aria e acqua spesso non son buone, sporche, inquinate, avvelenate, torbide, dense di fumo nero… Insomma, non se ne può fare a meno, ma occorre attenzione. Soprattutto a sinistra. Dibattito interessante quello che si sta dispiegando. Come rimettere in piedi la sinistra italiana? Domanda da un milione di euro dopo il big bang del 2008. Eppure è necessario, almeno provarci. Cominciamo dai presupposti. Quale sinistra? Il PD può definirsi un partito di sinistra? A sentire la base in gran parte sì, mi capita spesso, andando in giro per l’italia per feste e dibattiti, che non solo i democratici si ritengono fermamente di sinistra, ma tanti con piglio deciso affermano: “ma io sono comunista”. A sentire e a osservare invece i dirigenti del PD la musica cambia radicalmente: guai a chiamarli compagni; non di sinistra ma semmai di centrosinistra; moderati che hanno a cuore le sorti del governo del Paese, ecc. Se poi guardiamo all’opposizione (?) parlamentare che sta conducendo o peggio ancora alle proposte e alle prese di posizioni (come quella favorevole all’accordo di Pomigliano) si resta a bocca aperta e con occhi sgranati. In effetti il PD rappresenta oggi plasticamente il partito che manifesta la massima divaricazione immaginabile tra base e gruppi dirigenti. Insomma, un’ambiguità tragica che si risolve in vero gran pasticcio per la sinistra. Quando un grattacielo cade, e ti trovi sotto, per quanto tu possa correre sarai seppellito dalle macerie. Non so se la metafora calza almeno un po’ ma mi sembra che possa essere usata per il caso italiano. La crisi di identità del PD, il fallimento del suo progetto di partito a vocazione maggioritaria e autosufficiente, la deriva moderata, precipitano sulle restanti e assai malmesse forze della sinistra. Travolte dalla sconfitta del 2008, l’arcipelago della sinistra rappresenta una sorta di continente devastato da uno tsunami. Bisogna attendere che le acque si ritirino, che la terra riemerga per ricostruire con fondamenta più solide. Restano PRC, PDCI, SEL, VERDI. I primi due hanno avviato un processo federativo e di unità che vede anche la partecipazione dei socialisti di Cesare Salvi e la sinistra CGIL di Gian Paolo Patta, e hanno così costituito la Federazione della Sinistra aperta a movimenti e associazioni e anche a quelle forze politiche che vorranno aderire. SEL invece prosegue la sua strada solitaria sotto la guida di Vendola che annuncia la morte dei partiti (quanti iettatori in giro!) e il bisogno di sparigliare. Ma forse prima di sparigliare, essendo già tutto sufficientemente sparigliato, occorrerebbe un tentativo opposto, cioè di unità. Nel frattempo il governo si contorce nelle sue faide e soltanto un’insipienza dell’opposizione parlamentare può guardare con speranza a Fini o a Casini, cioè a due dei maggiori leader della stagione del berlusconismo. Ciò che però preoccupa di più è l’ineffabile prosecuzione della distruzione del Paese. L’università, già splendidamente demolita da Luigi Berlinguer e ridotta a un indecente e avvilente esamificio, dove sapere e cultura vanno pesati e pagati tot. al chilo secondo una spietata quanto bieca logica da hard-discount, adesso è stata mortalmente colpita dalla signora Gelmini, che di università ne sa soltanto per l’aver forse frequentato le aule da studentessa. Il ddl sull’università si aggiunge a quello sulla scuola: il disegno di demolizione del sistema di formazione pubblica scuola-università-ricerca che aveva reso l’Italia una democrazia tra le più avanzate è compiuto. La sinistra, quella vera, deve ricominciare da qui: una politica seria di sostegno e di finanziamento della scuola e dell’università, con una profonda riqualificazione, perché possano tornare a essere i luoghi in cui si formano le classi dirigenti e lo strumento per essere cittadini, cioè detentori di un sapere critico, e non sudditi. Maestri (tanti e non l’unico – scriveva Bufalino che per sconfiggere la mafia basterebbero eserciti di insegnanti); docenti, ricercatori: tanti e più giovani. Investimenti nella ricerca, senza la quale il Paese è inevitabilmente votato al declino, e laboratori e biblioteche. E poi cultura, teatri, musei, arte, restauri, campagne di scavi. Basta new town, basta centri commerciali, basta becera speculazione edilizia, basta armi. Investire invece nell’intelligenza dei giovani, vero oro nero dell’Italia. Questa è la sinistra per cui lavoro, che potrebbe rendere meno peggiore l’Italia di oggi.
ORAZIO LICANDRO
LA SINISTRA CHE CHIAGNE E FOTTE di Leone Tassi


Un cordiale e caloroso saluto a tutti voi.
Io distinguerei all’interno della sinistra. Voi sapete che sono un liberale e quindi, in questo scenario orrendo degli ultimi sedici anni, mi trovo assolutamente equidistante. Intanto la sinistra come luogo politico ha come unica costante nel tempo, il fatto che dovrebbe ospitare le forze “progressiste”, mentre a destra dovrebbero stare i “conservatori”. Lascio a voi il giudizio di quanto progressiste siano oggi le sinistre in Italia. Non a caso ho usato il plurale. Esiste una sinistra “istituzionale” (che io definirei piuttosto “istituzionalizzata”) che ormai è perfettamente funzionale, simul stabun simul cadent, al Berlusconismo ed è rappresentata dal PD (con tutta la sua sotto-galassia) e dall’IDV. Per queste forze politiche (soprattutto nell’era Veltroni) l’unica politica è l’anti-berlusconismo ad oltranza. Ovviamente Berlusconi (con tutte le sue contro-figure ed i suoi piccoli Balilla locali) ha sempre stravinto contro di essi perchè finisce sempre con il diventare una “vittima” mediatica e riesce così a spostare l’attenzione (anche grazie all’altissima concentrazione di potere informativo che controlla) sul suo martirio piuttosto che sulla sua totale nullità politica e sul fallimento immondo della Rivoluzione Liberale che aveva promesso ma che si è sempre attentamente astenuto dal realizzare, cosa che a quella sinistra va benissimo tanto è vero che hanno fatto mancare il numero legale alla Camera per buttare giù il governo sullo scudo fiscale, uno dei provvedimenti più immondi della storia politica di questo paese. Per non parlare del Sen. Finocchiaro che ha fatto una campagna elettorale con attacchi pesantissimi a Lombardo e poi se ne è scappata a Roma piuttosto che restare a Sala d’Ercole a fare quella opposizione dura ed intrasigente al governo Lombardo che forse il suo elettorato si aspettava, oppure il vergognoso atto di Prodi di scippo del TFR alle aziende ed ai lavoratori per portarlo nelle casse dei fondi pensione dei quali sarebbe bene andare a vedere chi sono i reali controllori. Ovviamente Berlusconi si è ben guardato dal mettere mano a revocare quella riforma. Esiste poi un’altra sinistra, dalla quale ideologicamente mi separa un abisso, che mette ancora al centro la politica, gli ideali e la vita di partito. Questa sinistra, nella quale credo si riconosca anche Licandro, sostiene le battaglie di sempre mettendo al centro la propria visione della società, fa militanza, tesseramento, assemblee e tutto il resto. Questa sinistra non ha voce come non ce l’hanno tutti coloro, anche al centro ed a destra, che rifiutano quest’imbecillità che le idee sono morte, che i partiti sono il male assoluto e che bastano i gazebi e la farsa delle primarie (con al massimo due partiti o due poli) perchè vi sia un futuro nuovo. Questa sinistra, che ha tutta la mia solidarietà ed il mio rispetto, ha il suo primo nemico, almeno secondo me, nell’altra sinistra che “chiagne e fotte”! e che fa politica ne più e ne meno come Berlusconi (yes we can ed altre amenità del genere). La soluzione per la sinistra, anche a livello locale? Tornare nelle piazze, aprire sezioni, fare comizi, tornare ad avere l’orgoglio di avere un’idea ed un colore sulla propria bandiera. Ci avete fatto caso che lo sfondo delle bandiere del PD è bianco come lo sfondo delle bandiere del PDL e dell’IDV?
La fantasia al potere, si diceva una volta……..
Io che non sono di questa sinistra ma da liberale mi sento sempre un progressista vi lascio con un invito di una persona della Vostra storia che fareste bene a tornare ad ascoltare…..
“Parru cu tia,
to è la curpa;
cu tia, mmenzu sta fudda
chi fai l’indifferenti
ntra na fumata e n’autra di pipa
chi pari ciminera
sutta di sta pampera
di la coppula vecchia e cinnirusa…..”
Ignazio Buttitta
Un caro saluto e buone ferie a tutti
LEONE TASSI
Approfitto dell’atteso ritorno di Tassi sul Blog per fare del suo intervento il primo post sulla questione vecchia e nuova sinistra, che come sempre Orazio Licandro ha finito intelligentemente con lo stimolare, pur partendo dall’analisi della politica della destra. Nelle foto ci sono tre giovani protagonisti del nuovo centrosinistra: Matteo Renzi, Debora Serracchiani e Giuseppe Civati, tre storie diverse e uguali, parallele, di rinnovamento, di stimoli nuovi e impulsi. Esiste una nuova sinistra, centrosinistra e sinistra, ma i dinosauri della vecchia sinistra faticano a scansarsi. Allora partirei da tre domande banali banali: se Berlusconi dovesse mollare, prima o poi accadrà, suvvia…, chi sarà il candidato premier dell’attuale opposizione? Bersani? O Vendola? E se si dovesse tornare, e prima o poi comunque accadrà, al voto alla Regione, quale altra soluzione perdente troverà la sinistra? Ha già un nome e un cognome? E quando scadrà il mandato di sindaco per Stancanelli a Catania e si tornerà al voto, ha già un’idea il centrosinistra di chi potrà scendere in campo? Non ditemi che non se ne può fare questione di nomi o che è ancora presto. Perchè, semmai, è proprio questione di nomi e, forse, è sempre troppo tardi ormai…
A. Lod.
http://www.ilpost.it/pippocivati/2010/07/19/a-proposito-di-nichi/
http://www.ilpost.it/deboraserracchiani/2010/07/28/un-partito-daccapo/
http://www.matteorenzi.it/
CATANIA: QUESTA CITTA’, UN’ALTRA CITTA’


E’ una lamentazione costante, deprimente, dolorosa. Inevitabile. Ho rivisto il filmato con le interviste dei turisti arrivati al porto di Catania. Sconcertati loro, sconcertante il documento. Sbarcano nella casbah, nell’immondizia, nel traffico impazzito, nel caos. Ma i paradossi di questa città non sono questi, cioè non la storia ordinaria di straordinaria approssimazione, di abbandono sistematico e culturale. Sono certe impennate, certi atteggiamenti d’un attimo, imbizzarrimenti. Storie che per l’arco di un minuto, di un’ora, di un giorno, sembrano imporre un registro diverso. Prendi, non a caso, proprio la strada del porto, degli archi della marina, dei lidi. Un pandemonio, un po’ perchè Catania è tutta così, un po’ perchè c’è la gente che deve tagliare la strada per entrare al porto, che esce dal porto e deve tagliare la strada per andare verso il Duomo, e c’è la gente che deve fermarsi per comprare l’anguria o prendere il seltza al limone. La settimana scorsa, giustamente, l’amministrazione ha deciso di intervenire ed ha messo un paio di vigili che hanno impedito tutti quei tagli non previsti dal codice della strada. Potete immaginare il casino, le proteste, lo stupore, i clacson, le pressioni ai vigili per cercare di convincere i gestori del traffico a lasciar passare. Niente, una mattinata di rigore e bordello. Una mattinata. Dal giorno dopo tutto è tornato come era, come sempre. Oggi 36′ per andare dal Faro Biscari alla stazione, gente che entrava da qua, che tagliava da là, che andava contromano, che suonava, che sudava, che imprevaca, che rideva, che se ne fotteva. Però, quanto meno, senza vigili a confondere gli automobilisti educati all’anarchia. Ma quel che fa più male, oggi che fa caldo e il caldo dà alla testa, non è che Catania è questa, è che non riesce ad essere un’altra. Perchè non esiste un progetto per il futuro che abbia ipotizzato un nuovo assetto urbanistico, qualcosa che la avvicini alle città europee, nulla affidato a grandi architetti che creino qualche cosa di speciale, di unico, che valga la pena di venire a vedere accanto al barocco e alla storia e alla natura. Non c’è città d’Europa che non abbia investito su questo, sui particolari. Qui nulla, è tutto quel che è, quel che può, quel che sembra. Si poteva valorizzare la circumetnea e farne qualcosa che la facesse somigliare alle grandi metro europee, oppure ristrutturare un pezzo della città vecchia, creando un centro culturale. Invece anche le Ciminiere stanno cadendo a pezzi. Non riusciamo a immaginare nulla di più di quel che siamo condannati ad essere, mi piacerebbe sognare questa città, un’altra città. Per viverci.
Nelle foto Amsterdam, Berlino e il Liotru
Un blog che mi piace segnalare:
http://architetturacatania.blogspot.com
E SCAPPANO TURISTI E DIS-AMMINISTRATORI

E’ la solita storia, il nostro sole, il nostro mare, le nostre spiagge un gran par de palle. Perché tu ci puoi mettere tutto quello che la natura ci ha regalato, forse lasciato qui per sbaglio o per un eccesso di fiducia, ma noi riusciamo a smontare tutto, a fare a pezzetti quel che potrebbe essere il nostro tesoro, la nostra sopravvivenza. Basta andare alla scoperta delle Eolie, un paradiso. Ma uno di quelli che anziché fare giustamente la differenza in positivo, finiscono con il segnare la nostra totale incapacità di sfruttare adeguatamente le risorse ambientali e turistiche per fare sana economia. Il fatto è che ci sono da settimane turisti che arrivano a Milazzo da mezza Europa, dopo ore di volo in aereo o lunghi trasferimenti in auto, si presentano agli uffici della compagnia marittima Siremar, carrozzone per metà pubblico e metà privato, e si sentono dire che le cose degli aliscafi sono state tagliate, trasferimenti soppressi per il 70%, quindi chi aveva prenotato al call center o on line il biglietto (anche il giorno prima…) convinto di arrivare a Milazzo alle 9 per partire per le Eolie alle 10, è destinato ad attendere, bene che va, sino alle 14.50. Un’odissea, che fa perdere ai turisti nell’ordine, la calma, un giorno di vacanza (pagata manco poco) e la fiducia in questa Sicilia. E che cosa vuoi rispondere? La Siremar è al collasso, non ha aliscafi di riserva, quelli in avaria li fa aggiustare ma non li può ritirare perché non ha soldi e sono fermi a Messina ai cantieri Rodriguez e, soprattutto, nessuno si sogna di firmare documenti amministrativi e contabili.
La Regione sta meditando l’acquisizione di una sostanziosa quota della Tirrenia, la compagnia madre della Siremar, anche perché i fondi regionali vanno comunque messi perché i trasferimenti con le isole sono tratte sociali che vanno garantite. Ma quel che ha scatenato ieri la reazione della Corte dei Conti è che nel decreto legge preparato dal governo nazionale, per salvare Tirrenia e le sue compagnie regionali, si sta replicando la linea Alitalia. La compagnia che affoga nei debiti diventa quella da buttare senza che nessuno dei responsabili delle disastrose gestioni risponda di quel che ha fatto. I manager se ne andranno, magari, con ricche liquidazioni, si creerà la new company con la Regione socio di maggioranza, a quanto pare, e una società rimodellata ad arte per rappresentare i privati. Insomma, dicono i magistrati, ancora una volta il governo studia come far scappare i responsabili di paurosi buchi, senza far passare nessuno dalle aule di giustizia a spiegare dove sono finiti i soldi dei cittadini-contribuenti.
Qua che non funzioni più un tubo non bisogna scoprirlo pescando nel torbido: si naviga a vista, in alto mare, in balìa delle onde e con migliaia di turisti inferociti che promettono l’anno prossimo di andare verso Creta, Corfù, le Baleari. Se bisogna salvare qualche economia che zoppica, spiegano, tanto vale andare dove, nonostante la crisi, i turisti sono ancora rispettati. Hanno torto?


