Sta facendo già molto discutere l'ordinanza del sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, per arginare la presenza di immigrati-lavavetri agli incroci delle strade. E la questione, naturalmente, si allarga, sino a diventare dibattito sulla città, su forme di microillegalità e macroillegalità diffuse.
La politica che di questi tempi pensa per gli altri, cioè per i cittadini, è quella che nei giorni scorsi, scegliendo Palermo come esempio globale delle Amministrative, ammoniva: se vince Orlando è un disastro. Olè, verrebbe voglia di aggiungere oggi.
Si vota, 147 Comuni, una marea di liste e di candidati, ma soprattutto una serie infinita di alleanze anomale, trasversali, improbabili, oggettivamente impossibili. Eppure anche i siciliani chiamati a scegliere le nuove amministrazioni si trovano davanti accordi tra nemici storici, tra chi sino a quindici giorni fa era in guerra totale.
Nel momento della disperazione o della difficoltà le imprese siciliane si votano a chi può offrire loro un'ancora di salvezza. Wind jet ha messo in mobilità i 504 dipendenti e aspetta che l'antitrust dia l'ultimo ok all'operazione di acquizione da parte dell'Alitalia della compagnia di bandiera siciliana.
Siamo quasi alla resa, ma qualcuno vorrebbe evitare la parte più dolorosa, la strage prima di bruciare gli accampamenti. Piccoli imprenditori siciliani, produttori agricoli, artigiani, lavoratori con ditte individuali, le famose partite Iva, sono sott'acqua da tempo e nessuno riesce a rappresentare per intero il loro disagio.
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